MAGDA DECORI A MANO
ATTUALITà
(tratto da Arte e Cultura mensile di Ottobre 2011 "Arte")
a cura di Magda
L'AVANGUARDIA è ALTRO, NON SERVE SOLO "STUPIRE" PER ESSERE ARTISTI PURI

Lo storico gallerista milanese si oppone alla diffusa convinzione che la novità per forza della tecnologia. Egli infatti sostiene che oggi ci hanno abituati a opere che stupiscono e definiti all'avanguardia ma è possibile essere contemporanei servendosi dei mezzi della tradizione.
"Purtoppo viviamo in un "falso storico", la critica ha abituato il pubblico a opere che stupiscono, l'arte però non è stupore ma riflessione e non deve usare la tecnologia per dichiararsi contemporanea. Si può essere tranquillamente contemporanei servendosi dei mezzi dellatradizione, perchè il mezzo non deve diventare il fine".

Alla domanda se sta facendo la difesa alla pittura e alla scultura risponde:
"
Io dico due cose: da un lato non ci si può fare sopraffare della moda che impone di utilizzare certi mezzi espressivi e basta, ritendendoli insufficienti a rappresentare la contemporaneità, dall'altro non si deve eliminare il concetto di estetica, perchè altrimenti chiunque che stupisce può definirsi artista e questo non è vero. Tutto dipende dal come si utilizzano i mezzi espressivi tecnologici. Se penso a Peter Doig, Neo Rauch, Jeff Koons, Mimmo Paladino, Martin Disler, Cecily Brown, ecc., sono tutti maestri della contmeporaneità che sfruttano i mezzi della tradizione e sono nomi interanzionali, così come si muovono nella stessa direzione alcuni giovani, come per esempio Umberto Chiodi".
E ancora: "Le fiere dovrebbero avere la responsabilità di farlo, e invece fanno solo mercato, e quando l'arte diventa un fatto di puro business s'impoverisce. Di fatto, le fiere sono nate per dare uno spazio alle situazioni periferiche, ai mercanti, e hanno appiattito non solo le scelte dei galleristi e quelle dei collezionisti che comprano solo per sentito dire, ma non con gli occhi ma con gl orecchi, in virtù di un falso storico. Se a questo poi aggiungiamo la responsabilità delle aste che, negli ultimi tempi si occupano delle ricerche di arte contemporanea, cioò quelle che ancora non hanno subìto il giudizio della Storia, il quadro è completo".

Alla domanda poi se vede una via d'uscita da questa situazione egli risponde:"
Per il momento no, maluauguratamente. Forse quando finirà la crisi economica cambierà qualcosa, ma è un sistema in crisi, soprattutto culturale, e non vedo all'orizzonte un desisderio di cambiamento".

E ancora: " I colpevoli sono molti e tutto dipende dalla mancanza di autonomia intelletuale. Una colpa comune ai galleristi, agli artisti e anche ai collezionisti, senza contare i direttori di musei. I galleristi si sono piegati alla moda e al mercato, hanno abdicato al loro ruolo culturale, hanno dato eccessivo spazio alle fiere, per esempio, così come i musei hanno smesso di fare ricerca, propongono sempre gli stessi nomi col risultato che le collezioni d'arte contemporanea sono tutti simili, senza anima, conformiste. Mancava inoltre la creatività del collezionista che si manifesta attraverso le sue scelte che dovrebbero essere autonome, a prescindere cioè dal mezzo di espressione".

Alla domanda ma all'estero il problema è meno sentito?
"Certo! è un problema tutto Italiano, quello di vivere sulle barricate, mentre all'estero le tendenze convivono pacificamente, basti pensare che in Germania gli artisti principali sono tutti pittori. In Italia è diverso perchè si è sposato l'equivoco per cui la tecnoclogia è essa stessa elemento artistico, e guardi che io ammiro artisti come Pipilotti Rist, William Kentridge e Andreas Gursky che sono tre geni, ma proprio a ragione del loro sfruttare la tecnologia per elaborare un linguaggio nuovo e allo stresso modo tempo estetico".

E come non approvare il suo parere, aggiungiamo noi!

 

  *** ***
Per commenti scrivi a
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.